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lunedì 4 maggio 2026

Prima lettura

Oggi stavo cercando un libro da leggere, ce ne sono così tanti che non è facile scegliere, ma vale la pena di cercare, perchè quando poi se ne trova uno che appassiona è sempre un'esperienza bellissima.

Cercando mi è tornato in mente il primo libro che ho letto.
O meglio, il primo libro che ho letto perchè volevo leggerlo, non perchè imposto dalla scuola. È risaputo che i libri letti per imposizione non sono mai apprezzati.

Ero alle medie, la prof di lettere un giorno mi dà un libro, non per poi farci una scheda o un riassunto, ma solo perchè aveva pensato che mi sarebbe piaciuto.

Quel libro era La storia infinita, di Michael Ende.

Come dicevo fino ad allora i libri che avevo letto erano stati un'imposizione, nessuno mi aveva fatto capire la bellezza della lettura, e, quando la prof mi ha dato quel libro ero un po' perplesso.

L'ho sfogliato velocemente ed era scritto in verde e rosso. Già quello aveva stimolato la mia curiosità, quindi ho cominciato a leggerlo.

È stata una rivelazione, davanti a me si è aperto il mondo della lettura, non un compito, ma un piacere.

Leggevo sempre e dovunque appena avevo un attimo libero, praticamente quello che faccio anche adesso quando un libro mi appassiona.

Una volta arrivato alla fine ne volevo ancora!
Avevo scoperto la gioia di immergersi nelle pagine di un libro e quella gioia non mi ha mai più abbandonato.

Ringrazio ancora tantissimo quella prof che, come dovrebbero fare tutti i buoni insegnanti, con il semplice gesto del "Se vuoi leggi questo, credo che ti piacerà" non mi ha solo insegnato a leggere, ma mi ha insegnato ad apprezzare davvero la parola scritta.

giovedì 5 febbraio 2026

Ricordi di scuola

Quando andavo alle medie, circa un secolo fa, mi a mamma dice sempre che non mi ha mai visto studiare o fare compiti... e un po' è vero, ma non del tutto.

Ricordo che spesso, in particolare per i fare compiti di matematica, che alla fine erano gli unici compiti che mi piacevano insieme a quelli di disegno tecnico, passavo un sacco di tempo al telefono coni compagni di scuola.

Ai tempi non c'erano whatsapp e internet, quando ci si trovava a ragionare su qualche problema matematico alzavamo il telefono e chiamavamo qualche compagno per consultarci e trovare la soluzione.

Capitava che si facevano anche quelle che potremmo chiamare in gergo moderno "chat di gruppo", ma in modo decisamente artigianale:
Io chiamavo Katia, poi lei chiamava Enrico che chiamava Giovanni, quindi lei richiamava me, poi io richiamavo Enrico e via così, riferendo quella che secondo gli altri era la soluzione al problema...
Una catena di telefonate ai limiti dell'assurdo per sbrogliare insieme i misteri della matematica.

Invece gli altri compiti andava a finire che o li facevo la mattina in corriera o direttamente in classe quando i professori li chiedevano...

E nonostante tutte le mie "mancanze" di diligenza nei compiti (esclusi quelli che mi piacevano) alla fine ho incredibilmente preso Ottimo alla fine delle scuole medie...

giovedì 21 aprile 2022

DAD

Fino a oggi avevo solo sentito parlare della DAD un termine che nato in questi ultimo periodo di pandemia e che indica la didattica a distanza. Le lezioni scolastiche seguite a casa propria dal computer.

Certo, ho sempre pensato che fosse una cosa non semplice e sicuramente meno stimolante delle lezioni in presenza, ma oggi ne ho avuto la conferma.

Per carità, è sicuramente comoda non dovendosi spostare da casa e, dal punto di vista dell'apprendimento non ha grossi svantaggi rispetto alle lezioni in presenza, ma non è certo la stessa cosa.

Il mio è un corso di aggiornamento, non la scuola dell'obbligo, ma il concetto non cambia molto.

Stare 6 ore davanti al computer a guardare l'immagine del docente che spiega non è semplice come sembra, pur che si possano fare interventi e interagire non è nemmeno paragonabile all'essere lì tutti insieme.

All'una, quando abbiamo interrotto per un'ora di pausa pranzo dopo 4 ore di lezione ero stanchissimo, ho mangiato e poi mi sono ricollegato per continuare la lezione per poi finire alle 4.

Alla fine ero più stanco che dopo una giornata di lavoro nonostante il corso sia interessante e il docente molto bravo.

Non oso nemmeno immaginare cosa dev'essere per un adolescente, che per principio ha un limite di attenzione e di interesse per tutto ciò che si chiama scuola decisamente basso.

Quando segui una lezione al computer manca quel minimo di distrazione che alleggerisce il tutto, quella parola buttata là col collega di corso, lo sguardo lanciato fuori dalla finestra, la pausa in cui chiacchierare con quegli estranei che seguono con te il corso e con cui da remoto non hai praticamente contatti...

Insomma, sono contento di seguire questo corso da casa perchè è decisamente comodo, ma direi che si sente la mancanza del "fattore umano" di quando ci si trova in aula.

giovedì 3 marzo 2022

Aneddoti scolastici

Dei tempi in cui andavo a scuola molte cose le ho dimenticate, ma ci sono alcune cose che mi sono rimaste impresse nella testa.

Non parlo delle cose che ho imparato, ma di alcuni episodi che fanno parte del "vissuto scolastico".

Ricordo che una volta, dopo l'interrogazione di lettere, la professoressa mi guarda e dice: "L'interrogazione è andata bene, ma ti do solo 6 perchè son sicura che non hai studiato, sei solo veramente bravo ad arrampicarti sugli specchi"

All'esame di maturità, durante l'orale di italiano, la professoressa dice: "Allora vediamo cosa posso chiederti... Questa è una domanda un po' difficile, ma siamo alla maturità, va bene che le domande siano difficili!"

Sempre alla maturità il professore di costruzioni mi ha fatto una domanda su un argomento di terza... Mi aspettavo, come tutti, solo domande sul programma di quinta, ma in qualche modo ho risposto solo che non ricordavo il passaggio finale dell'argomento. Il prof me l'ha detto, io l'ho guardato perplesso e ho detto "Ma no, non è così!" ero abbastanza sicuro della cosa, ma visto che non ricordavo qual era la cosa giusta non ho insistito... Poi sono andato a controllare e avevo ragione io... non era come aveva detto lui...

La più eclatante è stata quella volta che il professore quando gli ho detto che avevo intenzione di iscrivermi a ingegneria mi ha risposto, testuali parole: "le capacità potenziali ci sono... ma se te ghe ne miga un pò püse voia de fan...." che per chi non sa il dialetto significa ma se non ne hai un po' più voglia di farne...

Oppure la peggiore di tutte all'esame di economia all'università. Il prof alla fine dell'esame mi chiede: "Ma lei ha studiato?" e io "sinceramente non molto, e credo che si veda..." e lui "va beh le do 18 per la sincerità... va bene?"

E poi altre cose che mano a mano che ne scrivo mi tornano in mente... Come la prof di italiano che al colloquio coi genitori mi vede arrivare con la mamma e mi dice "Dai fammene uno anche adesso" "di cosa?" "Ma di sbadiglio..." in effetti capitava spesso che durante le lezioni mi trovassi sfacciatamente a sbadigliare... per fortuna è stata l'unica cosa "negativa" che aveva da dire a mia mamma...

Ma per oggi ne ho scritte abbastanza, magari delle altre ne parlerò un'altra volta...

giovedì 11 giugno 2020

La storia


Una delle materie che quando andavo a scuola mi piaceva di meno era storia.

Mi piacevano tutte le materie tecniche e scientifiche, e mi piacevano anche quelle umanistiche, amavo la letteratura, l'epica, anche la grammatica e la geografia, ma la storia non è mai riuscita a piacermi.

O meglio, la amavo quando si studiavano le antiche civiltà, quando la storia era davvero remota, ma quando si arriva circa al medioevo il mio interesse è sempre precipitato nella sopportazione.
Tanto che in quarta superiore ero addirittura arrivato al punto di rischiare l'esame di storia a settembre.

Perché?

Semplicemente perché a un certo punto della storia, a livello didattico, anziché approfondire i vari principi, le ideologie e gli eventi veniva tutto ridotto a uno studio quasi esclusivamente mnemonico di sterili date e nomi.

E la cosa mi dispiace non poco perché mi sarebbe piaciuto poter studiare il passato e restarne affascinato.

Il mio metodo di studio, se di metodo di studio si può parlare, è sempre stato quello di cogliere i concetti e poi col ragionamento e la deduzione arrivare alla comprensione dell'argomento.
Nelle materie scientifiche questo facilitava molto lo studio, perché una volta capito il concetto era difficile dimenticarselo, ma anche ad esempio in letteratura io cercavo di cogliere le "essenze" degli autori e da lì partivo per la comprensione dei loro scritti e della loro vita.

Anche con la storia mi sarebbe piaciuto poter fare così, ma come si può arrivare col ragionamento o la deduzione alla data precisa di quell'evento se non studiandola a memoria?

Se fossero state almeno le date principali ci sta, è sacrosanto, sicuramente è fondamentale inquadrare il periodo storico e alcune date "decisive", ma chissenefrega di sapere e soprattutto di ricordarsi la data di ogni singola battaglia di ogni singola guerra?
A un certo punto mi trovavo a ignorare tutto questo per riuscire a memorizzare quelle maledette date, date che poi avrei dimenticato nel giro di mezza giornata dopo l'interrogazione. Col risultato che, alla fine, oltre ad aver dimenticato le date avevo scordato anche cosa in quelle date era successo.

Non sarebbe più utile concentrarsi sulle cause ed effetti degli eventi che sulla loro precisa collocazione nel calendario?

giovedì 14 novembre 2019

Il diario di scuola


Alla ricerca di ispirazione, che come ho già detto in questo periodo langue, ho ripensato al passato e mi è tornato in mente il diario di scuola.

L'uso diario a scuola era ufficialmente quello di scriverci i compiti, l'orario scolastico, gli avvisi della scuola e le tanto temute note che i professori ci scrivevano quando non facevamo i compiti o ci comportavamo male...

Ma l'uso ufficiale era solo un pretesto per avere un quaderno su cui scrivere di tutto!
Disegni, barzellette, stupidate e qualunque cosa ci venisse in mente, a volte si scriveva sul proprio diario, spesso le cose si scrivevano sui diari dei compagni di classe.

Quello che ricordo io del mio diario è che già a metà anno scolastico era ridotto in uno stato che potrei definire pietoso... e non certo per i compiti che ci scrivevo sopra, che erano ogni anno sempre di meno... i compiti erano diventati quella cosa che non avevano più bisogno del promemoria, più spesso li facevo a memoria o non li facevo del tutto recuperando poi all'ultimo magari nell'intervallo o durante la lezione stessa... ma il diario era comunque pieno di cose.

Ricordo una volta, alle medie, che durante la lezione di grammatica la professoressa mi chiese se i compiti li avevo fatti.
Si trattava di completare delle frasi con le parole giuste per renderle corrette, la prof chiedeva una frase ciascuno e dovevamo leggere quello che avevamo scritto. Io non avevo fatto niente, ma "risolvevo" le frasi intanto che le chiedeva.
Alla mia risposta che sì, i compiti li avevo fatti, mi guardò con uno sguardo inquisitore, mi chiese una delle frasi, io glie la dissi giusta e lei alzando gli occhi al cielo e scuotendo la testa come dire "questo qui mi sta fregando, ma cosa posso farci?" passò a interrogare qualcun altro.

lunedì 3 giugno 2019

Metodo di studio


Oggi ho passato la giornata a "studiare"...

Non lo facevo dai tempi dell'università... anzi no, credo di non averlo mai fatto neanche allora...

Il mio studio è sempre stato piuttosto "anomalo", parlo del periodo dell'università perché nella vita scolastica precedente il mio studio consisteva fondamentalmente nello stare attento in classe e nell'arrampicarmi sugli specchi nelle interrogazioni, e la cosa incredibilmente funzionava!

Mia mamma dice sempre "non ti ho mai visto con un libro in mano". Ma a scuola andavo bene, quindi andava bene così. Peccato che dopo i primi anni delle superiori i professori si sono accorti che il mio andar bene non era dovuto a impegno e ore di studio ma a una capacità di apprendimento rapido in classe e quindi hanno cominciato a pretendere di più perché "le mie capacità me lo permettevano" e la mia carriera scolastica ebbe un declino.

Quando in quinta geometra ho deciso di continuare gli studi e iscrivermi a ingegneria, il professore di costruzioni ha fatto questo commento: "Le capacità potenziali ci sono, ma se te ghe ne miga 'n po' püsé voia de fan..." che tradotto suona così "le capacità potenziali ci sono, ma se non hai un po' più di voglia di farne..." Se non ti impegni di più, se non ti metti sotto, se... un sacco di se, ma nonostante tutto ho voluto farlo.
E la cosa ha funzionato. Peccato che all'università in un aula con 300 altri studenti non era così immediato stare attenti e seguire le lezioni, e poi non c'erano le interrogazioni dove le cose venivano ripetute più e più volte, ed era facile distrarsi... Durante le lezioni di analisi matematica e geometria seduto in mezzo alla massa di studenti che prendevano appunti io mettevo a leggere sfacciatamente il signore degli anelli e pazienza per la lezione, poi in seguito ho smesso anche di andarci in aula...

A volte ci si trovava a studiare in gruppo, ma mi sganciavo subito perché non faceva per me. Ma se ero da solo facevo di tutto meno che studiare e allora capitava che mi trovavo con degli amici di medicina che si ripetevano a voce alta le loro lezioni e io mi leggiucchiavo dispense e appunti dei miei corsi.

"Lo so anche io che poi l'università non l'hai finita" direte voi, ma il punto non è quello, col mio metodo di studio "fancazzistico" ho superato (magari non con medie degne di un premio, ma fa niente) molti degli esami del corso di laurea: Analisi 1, Analisi 2, Geometria, Chimica, Meccanica, Fisica 1, Fisica 2, Informatica, Economia, Idraulica, Topografia... e un sacco di altri che non ricordo nemmeno più.

Il problema è sorto quando mi sono "scontrato" con il corso di Fisica 2. Era un esame con la fama di essere lungo, difficilissimo e brutto, e purtroppo questa idea che circolava sull'esame mi ha condizionato in modo davvero negativo facendomelo affrontare nel peggiore dei modi: con paura e diffidenza. Alla fine l'ho passato, e non era niente di più degli altri esami che avevo già fatto, ma mi ha lasciato dentro un buco. Dopo di allora ogni esame che ho fatto è stata una sofferenza, avevo perso il mio "spirito libero", mi sentivo imprigionato nei libri, andavo a fare gli esami senza entusiasmo e solo con la paura di non farcela. Sensazioni che prima di allora non avevo mai provato.

Comunque è andata come è andata e va bene così, grazie alla mia "crisi universitaria" ho trovato un lavoro che mi piaceva e che mi ha permesso di farmi una vita.

martedì 7 maggio 2019

Non si finisce mai di imparare


Oggi post in anticipo rispetto al solito... ma stasera sono impegnato!

Stasera vado a imparare!

Mi sono iscritto a un corso di scrittura, visto che mi ci voglio mettere d'impegno credo che questo corso possa essere un modo per "attrezzarmi" allo scopo.

Ho già letto due o tre manuali sull'argomento, ti spiegano quali sono gli errori più comuni, ti fanno un sacco di esempi con autori e libri già scritti, alcuni ti spiegano tecniche o trucchi del mestiere, ti danno da fare esercizi...

Utili, in ognuno ho trovato qualcosa che credo mi sarà utile, ma, a differenza di quello che può essere un corso di informatica o di programmazione dove il risultato è evidente (se il programma che ho creato funziona allora vuol dire che è fatto bene), nella scrittura la cosa non è decisamente così chiara e un confronto a doppio senso ritengo che sia decisamente più utile.

E' come se uno impara le tecniche di massaggio da un libro e le usa solo su qualcuno che di massaggi non ne ha mai ricevuti... chi riceve il trattamento può pure essere soddisfatto, ma non saprò mai se davvero lo faccio nel modo corretto...
Per saperlo devo avere più pareri da più persone o dei pareri professionali da qualcuno che è del mestiere.

Un manuale mi può dare da fare tutti gli esercizi più utili e corretti, a non può dirmi se quello che ho fatto va bene... quello devo stabilirlo io... sono io giudice avvocato e giuria di me stesso.
Credo invece che per capire se quello che scrivo ha un potenziale sia indispensabile avere un parere diretto di qualcuno che è del mestiere, che non ti conosce e che può esprimere un giudizio obiettivo basandosi solo su quello che legge.
E naturalmente il fatto che se ho qualche dubbio o domanda posso avere una risposta specifica e diretta... il manuale, per forza di cose, è generico, non ti può dire nulla di diverso dal caso generale, non può interagire con te al di fuori di quello che ha scritto nelle sue pagine...

Quindi si torna a scuola!

martedì 8 gennaio 2019

Impara l'arte e... smanettaci


Stamattina sono uscito a fare il mio solito giretto, sono uscito di casa in mezzo alla nebbia e ora che sono tornato a casa mi sentivo come un ghiacciolo arrugginito...

Perciò il pomeriggio l'ho passato al computer, ma stavolta non per cazzaggiare o perdere tempo come al solito, ma per studiare.

Dopo aver fatto un giro nelle offerte di lavoro ed essermi reso conto per l'ennesima volta che le richieste di mercato nel mondo informatico implicano quasi tutte la conoscenza di specifici linguaggi di programmazione mi sono deciso a impararli anche io.

Ci avevo già provato, trovando su internet guide e manuali, ma non ero riuscito a trovare qualcosa che avesse un approccio che mi piacesse.


Dopo aver cercato corsi su questi argomenti e averne scartati parecchi, alcuni perché troppo cari, altri perché troppo lunghi e altri ancora perché erano rivolti solo a under 35, ne ho trovato uno on-line a basso prezzo e ho deciso di fare questo miniinvestimento per ampliare il mio bagaglio culturale.

In un pomeriggio ho seguito quasi la metà del corso... e questo vuol dire che è proprio il tipo di approccio all'argomento che cercavo e che riesce a coinvolgermi.

Poi naturalmente una volta completato il corso sarà compito mio mettermi a smanettare per appropriarmi per bene dell'argomento.... Ma questo non dovrebbe essere un problema, in fondo lo smanettare è il metodo con cui ho imparato almeno la metà delle cose che so...

Perché uno può iscriversi a corsi, partecipare a seminari, seguire lezioni e imparare le cose, ma se poi non ci mette del suo e smanetta con le cose che ha imparato facendole proprie nel giro di ben poco tempo si ritrova a dimenticare qualunque cosa ha imparato.

E vale per qualunque cosa, che siano lingue straniere, massaggi, informatica, pittura, musica o scrittura non basta impararle a scuola, bisogna lavorarci, come dico io continuare a smanettarci, bisogna coltivarle e anche dargli un tocco personale, se no si perdono ed è come non averle mai imparate.

giovedì 7 giugno 2018

La corriera

l'altro giorno parlando con un'amica ho detto che sarei andato su dai miei, col treno fino a Morbegno e poi avrei preso la corriera fino a Gerola.

Lei ha fatto una risata dicendo "non so quanto tempo era che non sentivo la parola corriera".

Ma stavolta non è un errore "dialettale", corriera è il nome corretto per l'autobus da Gerola a Morbegno...

Per me prendere la corriera è sempre stata la cosa più normale del mondo, per arrivare a Morbegno per andare a scuola alle medie e alle superiori prendevamo la corriera delle 7 al mattino e tornavamo a casa dopo la scuola con quella di mezzogiorno e mezzo...

I circa 40 minuti che la mattina ci portavano verso scuola erano per me un'occasione unica di studio o di fare i compiti che non avevo fatto il giorno prima...

Credo di aver studiato di più durante le corse in corriera che in qualsiasi altro momento.

Già... ammetto che non ero molto diligente nel fare i compiti, o meglio, i compiti li facevo, almeno quelli che mi piacevano tipo matematica, disegno ecc... ma studiare non è mai stato il mio forte, non che non riuscissi, ma solo che non ne avevo proprio voglia.

I compiti di italiano di solito non li facevo mai, li facevo lì al momento quando la prof ce li chiedeva,.
Una volta la prof di epica che ci faceva sempre fare i riassunti dei brani letti in classe o di altri brani che dovevamo leggere in classe mi chiese il quaderno per vedere i miei riassunti... e non ce n'era nemmeno uno... E epica era una delle mie materie preferite, già allora ero appassionato di mitologia... fatto sta che mi toccò fare tutti i riassunti di tutte le lezioni passate, praticamente tutta l'Odissea.

Mia mamma dice sempre che crede di non avermi mai visto con un libro in mano per studiare...

A mia discolpa posso dire che comunque a scuola andavo bene lo stesso... almeno finché i professori non si sono resi conto che andavo bene anche senza impegnarmi troppo... al che cominciarono e esigere di più, come quella volta che dopo un'interrogazione la prof disse "L'interrogazione è andata bene, ma ti do solo 6 perché non hai studiato, sei solo troppo bravo ad arrampicarti sugli specchi"

Poi c'erano i miei compagni di classe che me ne dicevano di tutti i colori perché non facevo mai copiare... questo finché anche loro capirono che il mio andar bene non era perché studiavo o perché ero un secchione, ma era diciamo così "spontaneo" e che non "passavo" perché nemmeno io ero sicuro delle risposte che davo...

Fatto sta che la mia carriera scolastica non può certo essere ricordata per ore e ore si studio...

Anche all'università le cose sono cambiate poco... i miei amici passavano giornate intere sui libri... io non ce la facevo.. ma chissà come gli esami li passavo lo stesso... prima o poi...

Certo, la carriera universitaria è poi finita abbastanza miseramente, ma di questo parleremo un'altra volta...

venerdì 25 maggio 2018

Facciamo i conti



La matematica mi è sempre piaciuta, e nel mio percorso di studio è sempre stata una costante, prima come matematica fine a se stessa, poi applicata a parecchie altre materie scolastiche o universitarie.

Praticamente era presente dovunque, tolte storia e letteratura la matematica era la base di qualsiasi altra materia. Fisica, chimica, topografia, idraulica, costruzioni ecc...

E ai tempi la mia mente era reattiva e veloce nel calcolo e nell'analisi matematica...

Ma oggi mi rendo conto che senza esercizio la mia mente "matematica" si è impigrita.

Sarà appunto la mancanza di esercizio, sarà che la necessità di fare calcoli e risolvere problemi matematici è decisamente calata dopo gli studi, fatto sta che ormai anche il più semplice calcolo o ragionamento matematico mi richiede sempre più impegno.

E credo che la stessa cosa succeda un po'  per tutto, impariamo delle cose e finché ci servono ce le abbiamo lì pronte da usare, poi quando non le usiamo più si rintanano in qualche angolo remoto della mente e stanno lì a ricoprirsi di polvere ed è sempre più difficile ritrovarle... un po' come la mia cantina, accumula e accumula a un certo punto mi dimentico di cosa c'è là sotto quel mucchio di roba o in quegli scatoloni... e non lo cerco nemmeno più...

Quindi ogni tanto (come cerco di fare anche in cantina) cerco di riaprire quegli scatoloni per riguardare cosa c'è dentro.

Mi cimento in giochi matematici, cerco di ricordare formule o costrutti matematici... o semplicemente faccio qualche esercizio di "far di conto": somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni.... sembra semplice, ma provate a fare qualche "conticino", ovviamente senza l'ausilio di calcolatrici o simili, vi renderete conto che è più difficile del previsto... soprattutto se è un po' che non ne fate...

Durante questi "momenti matematici" mi rendo conto che le cose ci sono ancora, che quello che ho imparato è ancora lì da qualche parte, ma è sempre più difficile ritrovarlo.

Morale della favola:

E' importante "imparare l'arte e metterla da parte", ma se non vogliamo che ammuffisca dobbiamo ogni tanto rispolverarla e usarla, e più facciamo questo esercizio di "inventario" della mente più saremo capaci di sfruttare al meglio le nostre capacità. 

domenica 22 aprile 2018

Cerottoni colorati

Oggi ho imparato qualcosa di nuovo!

Era già da parecchio tempo che ero interessato a imparare le tecniche di applicazione del "Kinesio Taping" e grazie a mia mamma e mia sorella che me l'hanno regalato per il compleanno ho partecipato a un corso per apprenderle.

Il "Kinesio Taping" consiste nell'applicare dei "cerottoni" che aiutano il detensionamento muscolare, il riassorbimento di infiammazioni e il drenaggio linfatico.

Sono quei cerottoni colorati usati da molti sportivi  e che sono diventati di moda negli ultimi tempi.

E io mi chiedevo: ma chi è che se ne andrebbe in giro con strisce di colori fluo sui tutto il corpo nella vita normale? Chi andrebbe in ufficio tutto incerottato? Poi ho scoperto che i colori fluo sono solo un "surplus", ormai ne esistono anche di colori più discreti.