mercoledì 10 giugno 2020

Comparti stagni


Proseguendo nel mio periodo di scarsità creativa fra le poche cose che mi sono venute in mente di scrivere c'è stata quella di parlare del mio lavoro.

Ma come quasi tutte le altre idee direi che è un argomento decisamente triste, noioso e inutile.
Non perché il mio lavoro sia triste, noioso e inutile, anzi, è un lavoro che mi piace, ma parlarne quando l'orario di ufficio è finito non è una cosa che mi piace fare.

Per me il lavoro, per quanto appunto mi piaccia, è una cosa che finisce all'orario in cui esco per tornare a casa e ricomincia il giorno dopo quanto ci torno.

L'unica cosa del lavoro che mi porto a casa è magari un po' di stanchezza, ma qualsiasi altro pensiero che lo riguarda resta là in ufficio fino al giorno dopo.

Che durante la giornata capitino arrabbiature, casini, successi o qualunque cosa restano là, quando torno a casa è come se chiudessi il "diario di lavoro".

Capitata che di sera qualcuno mi chiede "come è andata la giornata al lavoro?" e la mia risposta è sempre "bene, come al solito" e chiudo lì il discorso. Se mi chiedono particolari faccio in modo di evitarli e cambio discorso, perché riparlare di quello che ho fatto nello specifico mi fa tornare a rivivere quei momenti e fa riaffiorare l'aria da ufficio, mi fa pensare a quello che ho fatto, a quello che ho da fare il giorno dopo, a quello che ho in sospeso.

Quando sono a casa il lavoro deve restare in ufficio. Non voglio che mi segua sempre e ovunque.

Qualcuno dirà che posso permettermi questo lusso perché sono un dipendente, se fossi in proprio le cose sarebbero diverse, ma non è del tutto vero.

Anche quando avevo il centro massaggi, e lì non ero un dipendente, qualunque magagna o pensiero influiva direttamente su più aspetti della mia vita, ma  quando tornavo a casa riuscivo a non lasciarmi attaccate le preoccupazioni del lavoro.

Credo che questo sia uno dei principali aspetti del mio carattere che preferisco, ogni cosa resta al suo posto, nel suo spazio, e le interferenze con le altre è limitata al minimo. Così mi poso godere le gioie da una parte senza che siano offuscate dalle preoccupazioni che ci sono dall'altra.

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