martedì 24 settembre 2019

A cosa serve preoccuparmi?


Oggi navigavo sui vari portali di offerte di lavoro in cerca di qualche proposta.
Ho trovato qualcosa di interessante e ho inviato il mio curriculum.

Poi mi sono chiesto se non dovrei essere più preoccupato o ansioso di avere delle risposte, perché in effetti sono talmente tranquillo che mi si potrebbe probabilmente definire quasi incosciente.

Ma come ho già detto in altre occasioni io sono un inguaribile ottimista e ho fiducia nel domani.
Quando sarà il momento arriverà la proposta giusta.

Del resto rovinarmi l'esistenza non è che mi farebbe trovare lavoro più in fretta, quindi tanto vale viverla in modo sereno e tranquillo.
Cerco le offerte, le valuto, verifico di avere i requisiti richiesti, mando il curriculum... Non è che possa fare chissà cosa di più, quindi alla luce di questo sono tranquillo e sereno.

Che poi la mia ricerca spazia dovunque.
Naturalmente la prima scelta è un lavoro nell'informatica, ma oltre a quello spesso mi metto a cercare cosa offre il mercato anche in altri settori, mettendo come criterio di ricerca semplicemente che il lavoro sia a San Donato, al massimo a Milano, in ogni caso in un posto che sia servito dai mezzi pubblici.

E qui casca l'asino... Nella maggior parte delle offerte che ho trovato, anche se si tratta di posti da magazziniere o addetto alle pulizie è sempre richiesta la patente. In quelle che contemplano rapporti col pubblico, come commesso o receptionist, è richiesto l'inglese o di avere al massimo 30 anni. In quelle all'interno di aziende quasi sempre richiedono la laurea. Oppure, quelle dove non è richiesto praticamente nulla, sono per venditori o promotori e non è un campo in cui credo di essere qualificato.

Ragion per cui alla fine mi ritrovo a mandare i curriculum nell'ambito dell'informatica dove, anche se non ho la macchina, la laurea o l'inglese, la mia pluriennale esperienza potrebbe fare la differenza.

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