sabato 18 gennaio 2020

Aglio o non aglio?


Stamattina sono andato a fare la spesa e, dopo mesi e mesi, ho comprato l'aglio.

Sembra una cosa normale, uno compra le cipolle, l'aglio, le carote... ma per me non è così scontato.

Prima di andare all'università per me l'aglio è sempre stato una specie di tabù, a casa era bandito, manco fossimo una famiglia di vampiri, dell'aglio sapevo solo che puzzava e che lasciava un alito pestilenziale.

Poi all'università, vivendo a stretto contatto con ragazzi provenienti da ogni angolo d'Italia, l'aglio ha perso parte della sua terribile fama.

Non che ne usassi chissà quanto, ma da buoni studenti universitari si arrivava al punto che frigo e dispense erano completamente vuote e l'unica cosa commestibile che si poteva imbastire era la pasta aglio olio e peperoncino... quindi ho cominciato a non schifarlo più così tanto.

Che poi anche il peperoncino per me era una cosa sconosciuta fino all'esperienza universitaria, anche lui a casa non esisteva e il piccante era solo un concetto piuttosto vago.

Tornando alla spesa di oggi, come dicevo erano mesi che in frigo non tenevo più aglio, perché quando cucino non mi viene mai in mente di utilizzarlo, ma ogni tanto il mio "commensale", quando preparo qualcosa per cena, commenta che se nel piatto ci fosse stato dell'aglio sarebbe stato più buono.

Allora ho deciso di ricomprarlo e verificare se la sua teoria è esatta. D'ora in poi quando cucinerò userò anche l'aglio e potrò valutare se effettivamente i piatti sono migliori.

Certo che non ne userò quantità industriali, giusto quel pochettino, per evitare che mi copra qualsiasi altro sapore o profumo (e che resti attaccato all'alito per tutta la giornata), ma è un esperimento che devo fare.

Anche perché se si sentono decantare dovunque le grandi qualità benefiche di questo ortaggio qualcosa di vero ci dovrà pur essere...

E se poi non mi piace non devo fare altro che smettere di usarlo...

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