Ieri ho avuto la conferma che per poter scrivere qualcosa di decente è necessario che, una volta finito di scrivere la storia, ci sia qualcun altro che la legge.
Se scrivo un racconto e continuo a rileggerlo difficilmente mi accorgo di quello che non va, nella mia testa sembra sempre andare bene, magari ci faccio qualche piccola correzione ogni tanto, ma la mia testa è sintonizzata sempre sullo stesso canale e non riesce a vedere lo scritto in modo obiettivo, sembra sempre che vada tutto bene.
Poi mando il racconto a mia sorella per chiederle un parere e, col suo occhio clinico per beccare refusi errori e ripetizioni, me l'ha rimandato indietro con l'equivalente delle annotazioni a matita rossa delle maestre di una volta che segnavano gli errori.
Del resto anche i più grandi scrittori prima di pubblicare un libro lo sottopongono a importanti operazioni di editing...
Non tanto gli errori di stampa, quelli in gran parte li risolve word col suo controllo ortografico, ma word non ti dice che hai scritto la stessa parola troppe volte e che forse utilizzare un sinonimo ogni tanto non farebbe male...
Io non me ne ero accorto di aver utilizzato in modo così esagerato la stessa parola, serviva un altro occhio che me lo facesse notare, e stamattina ho rieditato tutto il racconto cambiando le frasi, usando sinonimi e rimodellando un po' tutta la struttura del racconto.
Alla fine ho dimezzato il numero di volte in cui ho usato le stesse parole e rileggendolo mi sono anche io reso conto che così va molto meglio...
Il fatto è che quando si crea qualcosa si dà per scontato che vada bene, non è superbia, è solo che non si riesce a uscire dallo schema con cui si è partiti e l'unico modo per sistemare davvero le cose è appoggiarsi a qualcuno che non avendo gli stessi schemi preimpostati possa vedere le cose da un altro punto di vista.
mercoledì 13 ottobre 2021
Editing
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