sabato 5 ottobre 2019

Una vita in attesa


Posso dire che comincio a essere un po' stanco di aspettare?

Non che la cosa mi stia rovinando la vita, ma in alcuni momenti un po' di fastidio me lo dà, è come quel leggero fischio nelle orecchie che non è che copre gli altri rumori, ma è lì in sottofondo.

Ecco, per me lo stare ad aspettare sta diventando come quel fischio.

Credo che posso far risalire l'inizio del periodo di attesa all'inizio dell'anno scorso, il 2018 che è anche quando ho cominciato a scrivere questo blog, quando è cominciata l'attesa per capire se avremmo ancora potuto tenere aperto il centro massaggi o no.

Poi da aprile, una volta presa la decisione di chiudere, ci sono stati 5 mesi di attesa prima della chiusura definitiva.
Subito dopo è cominciata l'attesa per il concorso letterario che ha avuto risposta a fine ottobre (quello dove sono andato in finale).

A novembre ero in attesa di finire tutte le pratiche burocratiche derivate dalla chiusura del centro.
Poi ci sono state le feste di Natale e in quel periodo è cominciata l'attesa per cercare un nuovo lavoro che poi ho trovato a metà gennaio.

Fino a fine aprile ho lavorato e in quel periodo c'era l'attesa della fine del contratto e l'incognita di quello che ci sarebbe stato dopo.

Poi a maggio ho scritto il romanzo per bambini per l'altro concorso letterario, quello per cui ho dovuto aspettare fino a fine settembre l'esito.

Adesso sono in attesa di una risposta dopo un colloquio di lavoro, aspetto l'esito di due concorsi a cui ho mandato altrettanti racconti, e aspetto di fare sei al superenalotto. Ok, sul superenalotto stavo scherzando...

E la cosa peggiore è che non posso fare altro che aspettare, aspettare e aspettare, perché qualunque cosa io possa fare non è che cambierebbero le cose.

Quindi aspetto...

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