
E dopo una settimana a Gerola e un rientro carico di roba da mangiare era d'obbligo una cenetta come si deve!
Un piatto di linguine al nero di seppia (che con Gerola c'entrano poco, ma mia cognata me ne aveva un pacchetto che a lei non piace e me lo sono fatto regalare) e qualche fettina di violino di capra.
Avevo anche preparato da portare giù un bel sacchetto di insalata dei prati (tarassaco) raccolta e pulita da mia mamma... ma gli occhioni da cartone animato di mia sorella quando l'ho nominato mi hanno intenerito e l'ho lasciato a lei...
Il violino di capra è una specialità della Valtellina, che avevo provato forse duecento anni fa e che volevo riprovare, ma o per dimenticanza o perché non è che lo si trova dovunque non avevo mai più mangiato.
Stavolta sono riuscito ad prenderlo e, con la scusa di fare un regalo di compleanno che ero sicuro sarebbe stato condiviso, a godermene il gusto "caprino".
Il primo impatto è stato "ma come faccio a tagliarlo?", ma il problema si risolve da solo... si chiama violino perché per tagliarlo si tiene come lo strumento musicale e si passa il coltello sulla parte superiore... ma onde evitare incidenti (il coltello che taglia in direzione del collo non è esattamente la cosa più sicura del mondo) ed evitare di arricchire i vestiti di aroma caprino, l'ho tagliato, più o meno nello stesso modo, ma appoggiandolo al tagliere...
E il buon ricordo che ne avevo (che poi pensandoci probabilmente è proprio solo un ricordo... chissà se l'avevo davvero già provato) non è stato deluso!
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